Bastano solo pochi minuti

Giuseppina Rotondi

Bastano solo pochi minuti

Bastano solo pochi minuti


Comunicare è donna.

È il suo principio naturale.


Ma la donna è anche silenzio,

nel bisogno di essere ascoltata,

nell’attesa di essere compresa senza parlare.


Allora ecco che le sue parole si trasformano

in rimproveri che mettono distanza,

mentre il cuore toglie spazio alla pace.


Bastano solo pochi minuti,

per uscire dalla solitudine delle emozioni

e dare voce ai propri bisogni, sogni, desideri.

E chi ascolta ne diventa il custode prezioso,

pronto a tornare alleato.


Creare è donna:

i suoi sogni ascoltati creano vita.


Compassione è donna:

le sue lacrime sciolgono l’ego

e riconnettono all’anima.


Amore è donna:

è colei che non cancella mai l’amore,

anche quando la coppia svanisce.


8 Marzo:

un giorno per ricominciare a comunicare e ascoltare,

un giorno per ricominciare a parlarsi.

Parole di apprezzamento, amore, continuità:

rispetto reciproco che salva da ogni violenza.


8 Marzo:

Per non ferire, per non uccidere,

perché mentre uccido chi amo, uccido me stesso.


8 Marzo:

per non dimenticare chi ha già pagato,

con la propria vita e la propria libertà,

perché possiamo ricominciare a comunicare.


Bastano solo pochi minuti,

gli stessi che servono per costruire o distruggere.

Usiamoli per la Vita.

La morte sa aspettare.


Giuseppina Rotondi

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La Settimana Santa è il passaggio dall’oscurità alla luce. La luce della Risurrezione. È quel tempo in cui ci sembra di aver perso l’anima, quando invece è lei ad aver perso Dio, smarrita tra ego e paura. Il cammino verso la sua Pasqua è fatto di passaggi profondi e sacri: confessione, penitenza, purificazione, trasformazione. Se liberate dal significato tradizionale, queste parole riacquistano la loro verità. Confessare significa riconoscere dove l’ego ha prevalso, dove le nostre scelte hanno generato disarmonia. È il primo passo, quello che ci porta dalla colpa alla responsabilità. È dire: “Questa parte è mia, la riconosco, e scelgo di trasformarla”. Da quel momento i nostri errori vengono rimessi nelle mani del grande movimento dello Spirito, quella forza creatrice che opera silenziosamente e che tutto trasforma. Inizia così la penitenza, intesa non come sacrificio punitivo, ma come gesto consapevole di rinuncia. Rinuncia a ciò che appare indispensabile per il piccolo ego, ma che in realtà limita l’anima. La penitenza purifica la parte più profonda di noi, quella che sa abbandonare vecchi automatismi per un nuovo più autentico. È un modo per purificare il cuore, spogliarsi e indossare vesti nuove, come facevano i nostri genitori il giorno di Pasqua per simboleggiare l’avvenuto rinnovamento. Come Gesù nell’Orto dei Getsemani, sopraffatto dalla paura, chiese al Padre di allontanare il calice, anche noi, nella nostra fragilità, possiamo tendere un ponte verso Dio. È lì, nel fondo della notte interiore, che Lo incontriamo; nel luogo senza riferimenti, nell’ignoto, nel caos, nell’insicurezza della paura. Quando tutto sembra finito e arriva il dono della resa; quando il rumore si placa e finalmente possiamo ascoltarLo. La Settimana Santa diventa così riconciliazione, una preghiera che non chiede, che non sa cosa avverrà né cosa porterà. Quel vuoto fertile dove avviene il miracolo: il corpo si dissolve e dalla tomba interiore risorge lo Spirito. La Settimana Santa apre nuove strade, quelle che attendono di risorgere con noi. E quando questo avverrà, saremo dei perfetti sconosciuti, persino a noi stessi. “Cosa ho fatto oggi a servizio della vita e degli altri?”. È questa la domanda che nasce nel cuore rinnovato, perché il servizio è la forma più concreta della Risurrezione. È il miracolo dopo la sofferenza. La Risurrezione non è un’ascesa o una fuga verso l’alto, è un risveglio che accade qui, nel corpo, nella materia, nel presente. In un amore che si fa utile. È un miracolo per chi sa accoglierlo. Ed è lì, in quell’umile disponibilità al nuovo, che incontro Dio. Buona Pasqua a tutti, dal cuore. Giuseppina
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